Gli Organi Agati e Tronci

Eleorg053
Formato: 1 CD
CD: Disponibile
Price : 14,50 € + Spedizione
Compositori
Autori toscani dal XVI al XIX Sec.
Artista
Andrea Vannucchi
Organi
Organo Cosimo Ravani, 1626, Agati-Tronci 1890 ca., Cutigliano (PT). Organo Pietro Agati, 1789, Bargi (BO). Organo Onofrio Zeffirini, 1555, Antonio e Filippo Tronci, 1786, Colle di Val d’Elsa (SI). Organo Domenico Cacioli-Antonio e Filippo Tronci, 1745, Pistoia. Organo Giosuè Agati, 1820, Limite sull’Arno (FI).

L’arte di costruire organi a Pistoia affonda le sue radici fin dal Medioevo con la presenza in città di organari, in generale non autoctoni, chiamati a fabbricare e conservare strumenti, primo fra tutti, nel periodo barocco, l’illustre Willem Hermans che, nel 1664, realizzerà il monumentale organo della Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola. Fatta eccezione, tra XVI e XVIII sec., per l’organaro Pietro Castagna e per la breve dinastia dei Quartieri e dei Pomposi, bisognerà aspettare la metà del Settecento per vedere l’inizio di una scuola organaria pistoiese, per mano degli Agati e dei Tronci. Sarà, infatti, intorno al 1732 che arriveranno alla bottega organara, gestita dal lucchese Francesco Caciolli, già residente in città da qualche anno, i fratelli Filippo e Anton Maria Tronci, due giovani pistoiesi che si dedicheranno con grande successo all’arte diventando poi, alla morte dello stesso Caciolli, unici proprietari della ditta ed inaugurando la prolifica stagione della scuola pistoiese. I Tronci abitavano in una casa in affitto, sullo sdrucciolo della Sala, dove gestivano una bottega di chincaglieria. Nel 1749 la famiglia Tronci si sposterà sul Corso, in una casa di proprietà, per poi trasferirsi nel 1758 nel Palazzo di Corso Vittorio Emanuele 1120, acquistato da Filippo I per 1100 scudi, che sarà nel 1760 ampliato, restaurato e corredato, al piano terra, da una bottega organaria. In parallelo alla formazione dei Tronci, Pistoia vide la nascita della prolifica attività degli Agati il cui capostipite Pietro, ad appena sette anni, nel 1742 entrò nella ditta Caciolli-Tronci, imparando i preliminari rudimenti dell’arte come garzone-legnaiolo. Poco dopo venne però licenziato, per «non ordinario avanzamento», motivo per cui si trasferirà a Bologna dove, tra il 1756 e il 1759, imparerà l’arte dall’organaro Filippo Gatti; da qui poi «ritornatosene alla patria, non con poca ammirazione giacché per quanto siano grandi i suoi talenti in così breve tempo non era possibile l’apprendere una professione la quale certamente avea bisogno d’una lunga serie di anni». Con Pietro lavorerà anche la moglie Giustina Becarelli, prima donna organara pistoiese, ed il figlio Giosuè che abiteranno in una casa, a pochi metri dal Palazzo e bottega Tronci, dalla quale si traferiranno, nel 1840, nel vicino palazzo già Franchini Taviani. I lavori di ristrutturazione e ampliamento dell’elegante edificio, con annessa fabbrica d’organi al piano terra, saranno affidati all’architetto Luca Agati, fratello del celebre Nicomede, ultimo organaro della dinastia, che vivrà e lavorerà tra le vaste stanze del palazzo in Corso Vittorio Emanuele 1123. Palazzo Agati, trasformato oggi nelle littorie forme della Camera di Commercio, fu per la famiglia il sigillo di un’ascesa sociale ed economica, che vide gli Agati passare da legnaiuoli ad abili organari ma, in contemporanea fu silenzioso spettatore del declino dei Tronci costretti a vendere la loro ditta e abitazione per gravi dissesti finanziari. I Tronci, già dalla metà del secolo XVIII, erano considerati uno dei casati più importanti nel campo dell’arte organaria (oscurati solo dalla sempre più crescente concorrenza degli Agati), economicamente abbienti e con un ruolo sociale ben consolidato da matrimoni con la nobiltà pistoiese, come quello tra Filippo II e Polissena Gatteschi dalla cui unione nacquero tre figli, Carlotta, Cesare e Luigi II, quest’ultimi eredi della tradizione organara. La storia dei Tronci, espressione di una fortunata realtà, sociale e lavorativa, iniziò a incrinarsi negli anni quaranta dell’Ottocento a causa di una crisi economica e familiare, che vide protagonista Filippo II, erede e continuatore dell’arte, dopo il padre ed il nonno Filippo I. Nel 1845 mentre Filippo si trovava a Roma, per progettare l’organo di Sant’Andrea della Valle e di San Salvatore in Lauro, a Pistoia il figlio Luigi, sempre più pressato dalle responsabilità di risollevare, senza possibilità, la ditta, arrabbiato e deluso, scappa a Firenze e si arruola come carabiniere. Rientrò qualche anno dopo, mosso dalla consapevole certezza che il suo posto fosse in quella ditta che, prima di lui, i suoi avi, con tanta intelligenza, dedizione e passione avevano reso grande; perdonerà il padre, prima della morte nel 1847 e, da quel momento, si troverà solo con il fratello a dover far fronte a quello che cambierà la storia della sua famiglia. I debiti contratti da Filippo II erano troppo alti per poter essere saldati, così come non poteva essere estinta la richiesta del cugino e collaboratore Bartolomeo Tronci che, da diversi anni, chiedeva con insistenza il pagamento dei lavori fatti e la quota spettante per un vecchio legato lasciato dallo zio canonico Antonio Tronci. Bartolomeo, nel 1855, darà avvio all’infausta macchina del fallimento intraprendendo, come creditore di Luigi e Cesare, una causa contro i parenti che li porterà a perdere tutto il patrimonio. Luigi si ritirò con la famiglia in una casa in affitto nei pressi di Porta al Borgo, prima di lasciare Pistoia per indirizzarsi alla costruzione di organi in territorio nazionale e internazionale, tra cui Alessandria d’Egitto, e lasciando il fratello Cesare, e poi il figlio Filippo III, a condurre la ditta che intanto era stato trasferita in via dell’Ospizio al civico 1324, nell’ex chiesa degli Zoccolanti (dopo una breve parentesi in via della Pillotta). Filippo III Tronci, uomo solare, tenace e caparbio, riuscirà a risollevare la storia sociale e lavorativa di questa dinastia. Con lui, infatti, avrà inizio l’ultima importante stagione dell’arte organaria pistoiese: nel 1883 costituirà, come unico proprietario, la Ditta Filippo Tronci-Nicomede Agati, poi Agati-Tronci, nel momento in cui Nicomede Agati, per la prematura morte del nipote Luigi, gli cederà la propria ditta, facendo così riunire la storia delle due illustri famiglie artigiane. Filippo Tronci allo scadere del secolo instaurerà un solido legame d’amicizia e d’intenti con i maggiori esponenti della cultura musicale italiana: Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Pietro Mascagni inserendosi così nel fertile clima musicale dell’Ottocento italiano. Ultimo cavaliere dell’arte organaria, «simpatica figura fra gli ultimi artigiani di Pistoia, appassionato dell’arte avuta in retaggio dagli avi» alla quale «mai antepose i suoi personali interessi», morì in Lucca il 9 luglio 1918. (Francesca Rafanelli)

Altre notizie su questo CD
Registrato a Cutigliano il 28 Settembre 2017, Bargi il 6 Ottobre 2017, Pistoia il 2 Novembre 2017 e Limite sull'Arno il 20 Novembre 2017, Italia
Sound engineer & Digital Editing: Daniele Boccaccio
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia dell’artista
Include un commento musicologico 
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

TRACK LISTING

paypal

Carrello

Ricerca nel catalogo

Artista

compositore

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.