Un nuovo disco della Elegia Classics rievoca la figura affascinante di Francesca Cuzzoni, diva del XVIII secolo, amata (e detestata) da molti compositori, tra cui Georg Friedrich Händel.
Articolo scritto da Giovanni Tasso

Nell’anno che vede Parma ricoprire il ruolo di Capitale Italiana della Cultura, la Elegia Classics pubblica un disco per una volta non basato su un compositore, ma su una delle cantanti più famose del XVIII secolo, il soprano Francesca Cuzzoni, interprete dotata di una tecnica impeccabile e di un’espressività fuori dal comune per l’epoca. Di questa stuzzicante nuova uscita, che vede assoluta protagonista Lucia Cortese, accompagnata dall’ensemble di strumenti originali Il Trigono Armonico diretto dal violino da Maurizio Cadossi, ce ne parla Creusa Suardi, giovane musicologa pavese, nonché cantante e pianista, che ha curato l’uscita di questo disco, alla quale cedo con piacere la parola. 

“Francesca Cuzzoni, la Parmigiana o Parmigianina, colei che senza alcun dubbio possiamo definire la “matriarca” di tutte le prime donne, nacque a Parma il 2 aprile del 1696. Di temperamento assai spiccato, intraprese lo studio del canto molto giovane con il bolognese Petronio Lanzi.

Le peculiarità della sua voce, dotata di risonanza celestiale, vibrato dolce e penetrante, omogeneità di emissione, le permisero di salire alla ribalta con il soprannome di usignolo, pur nel periodo di maggiore dominazione delle scene da parte dei castrati. La fama derivò anche dalla nascente curiosità del pubblico nel vedere in scena una vera donna nei ruoli femminili.

In Italia Francesca riscosse un gran numero di successi che la portarono in pochi anni a esibirsi nei più prestigiosi teatri della penisola; ma la data di svolta della carriera della giovane fu il 1722, allorché fu invitata da Händel a entrare a far parte della Royal Academy of Music di Londra.

Per il suo arrivo egli scrisse appositamente “Falsa immagine”, aria che la Cuzzoni si rifiutò di eseguire per via dei numerosi passaggi di agilità, fatto che portò il compositore a esclamare: «Madame, so che siete proprio il diavolo, ma vi farò vedere che io sono Belzebù, il capo dei diavoli!».

Il rapporto lavorativo tra i due a ogni modo continuò con ben tredici opere nel quinquennio 1723-1728; tra queste si annovera Rodelinda, regina de’ Longobardi, durante la cui rappresentazione la Cuzzoni fu pietra dello scandalo per un costume di scena molto “spinto”.

Negli anni londinesi, Francesca dovette confrontarsi con Faustina Bordoni, giunta a Londra da Venezia come la sirena del canto. Dalle caratteristiche diametralmente opposte, anche fisiche, essendo quest’ultima alta e dai lineamenti aggraziati e la Parmigianina bassa e tozza, era considerata una vera e propria acrobata della voce.

Pubblico e critica si divisero immediatamente in due opposte fazioni, assai agguerrite, che giunsero al culmine degli scontri nel giugno 1727, durante una replica dell’Astianatte di Giovanni Bononcini, quando anche tra le cantanti nacque un alterco, che sfociò in uno scontro tanto grossolano da venire più volte parodiato negli anni a seguire.

Da quest’opera provengono “Deh lascia o core di sospirar” e “Deh non accrescer l’acerbo mio dolor”, arie ricche di drammaticità e il cui profilo melodico necessita di un’emissione morbida e profonda.

Dopo l’increscioso bisticcio e in seguito a una breve sosta a Vienna, la Cuzzoni tornò in Italia per qualche anno; della primavera 1730 è la sua interpretazione di Elvira in Scipione in Cartagine nuova, a fianco di Farinelli.

Le arie “Speranza foriera di dolce contento” e “Le catene al piè mi togli”, sono la prova dell’abilità del compositore, Geminiano Giacomelli, nel comprendere quali fossero le effettive doti degli esecutori e di modellare su di loro i caratteri e le difficoltà dei brani.

La “diva”, assai richiesta, rimase in patria per soli quattro anni dal 1729 al 1733, data in cui tornò trionfalmente a Londra.  Memorabile fu la sua interpretazione di Emirena nell’Adriano in Siria di Giovanni Maria Veracini, ove il lirismo dell’esecuzione raggiunse apici assai elevati.

In “Prigioniera abbandonata” e “Quel cor che mi donasti”, la vocalità dolente della Parmigianadovette spiccare grandemente sulla brillantezza ostentata dei protagonisti maschili.

La tendenza virtuosistica spesso estrema del compositore venne accantonata nei brani destinati alla Cuzzoni, in favore di una qualità elegiaca.

Nel 1733 Francesca lasciò precipitosamente e inspiegabilmente Londra, proprio mentre veniva scoperto il cadavere del marito, avvelenato!

Da allora vide iniziare il declino della propria carriera: nel Carnevale del 1739 si esibì nella prima del Ciro riconosciuto di Leonardo Leo a Torino, come sostituta della prima donna Santina Santini, allora malata.

Di quest’opera possiamo ascoltare l’aria “Rendimi il figlio mio”. Terminati gli anni d’oro, sessantunenne, si ritirò definitivamente in un ospizio per i poveri a Bologna, dove morì nel 1778.

Questo disco è impreziosito da due ricercati brani per organico strumentale. Il primo è il Concerto in la maggiore per violino, archi e basso continuo op. 1 n. 1 di Mauro D’Alay (1687-1757), anch’egli parmense. Violinista dapprima nella Cattedrale di Parma, viaggiò a lungo in Europa, fermandosi al servizio della cappella reale spagnola per tre anni. Secondo le cronache del tempo, godette in vita di una notevole considerazione come compositore.

Il secondo brano è il Concerto per violoncello, due violini e basso continuo del napoletano Nicola Fiorenza (?-1764) docente di violino, violoncello e contrabbasso presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Caratteristica compositiva dell’artista fu quella di interporre momenti di forte lirismo ad altri di grande brillantezza, il tutto racchiuso in lavori di sorprendente libertà formale”.

Creusa Suardi

FRANCESCA CUZZONI
arie per una voce d’angelo
Lucia Cortese, soprano
Il Trigono Armonico, Maurizio Cadossi, violino e direzione
ELECLA19076 (CD medio prezzo)

Creusa Suardi

Diplomatasi nel 2012 e conseguito il Diploma accademico di II livello nel 2015 in Pianoforte con il massimo dei voti e la lode sotto la guida del Maestro Andrea Turini presso il Conservatorio “Franco Vittadini” di Pavia, si laurea in Discipline storiche, critiche e analitiche della musica presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con la votazione di 110/110 e lode. Consegue inoltre il Diploma in Canto lirico nell’ottobre 2019.

Collabora in qualità di musicologa con la Società del Quartetto di Milano, con il Teatro alla Scala, con l’etichetta discografica torinese Elegia Classics e con il RILM.

Relatrice in occasione di diversi convegni e concerti sia in Italia sia all’estero (Lusaka-Zambia, Milano, Genova, Torino), affianca all’attività musicologica quella concertistica, in qualità di solista o in formazione da camera.

Svolge l’attività di bibliotecaria presso il Conservatorio “Franco Vittadini” di Pavia e a breve terminerà un master in Giornalismo presso il Corriere della Sera.

Fonte: Civico 20 News

 

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