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Catalogo

Sonate per l'Organo e il Cembalo

Artista
Daniele Proni Organo e Clavicembalo
Compositore
Giovanni Battista Martini (1706-1784)
Luogo
Cascina Giardino, Crema (CR) Italia

Informazioni sull'album

Giovanni Battista Martini nasce il 24 aprile 1706 e fin da piccolo è avviato alla musica dal papà che è strumentista d’arco così come il fratello maggiore Giuseppe. Saranno gli ambiti religiosi della casa-scuola di Don Giuseppe Auregli e della chiesa della Madonna di Galliera ad erudirlo nella lettura, nella scrittura, nell’aritmetica e nella religione. Dimostra fin da subito grande vivacità intellettuale e molteplici interessi nel campo musicale, tanto da essere indirizzato ad alcuni dei migliori maestri bolognesi: Angelo Predieri, con cui studia canto e composizione e Giovanni Antonio Riccieri, che perfeziona il suo contrappunto; con Francesco Antonio Pistocchi approfondisce le tecniche del canto mentre da Giacomo Antonio Perti riceve gli ultimi preziosi consigli. Viene accolto nella figliolanza di San Francesco, una sorta di apprendistato religioso, dove riceve l’ordine minore nel 1725. Da poco è divenuto anche aiutante di Ferdinando Gridi, maestro di cappella e organista, che la salute sta ormai abbandonando: dopo soli sei mesi infatti il Gridi scompare e Martini ne subentra quale facente funzioni e in un paio di anni ne diventa diretto sostituto. Nel 1729 è consacrato sacerdote, concludendo rapidamente il proprio percorso canonico: a soli 23 anni Giambattista è già ciò che sarà e rimarrà fino al 3 agosto 1784, giorno della sua morte. Difficile raccontare Martini in poche righe, ma possiamo partire da ciò che di suo è giunto sino a noi: oltre 1.000 numeri di catalogo di composizioni musicali manoscritte e a stampa di ogni genere, sacro e profano, vocale e strumentale, 3 volumi più 2 abbozzati di Storia della Musica, un saggio di contrappunto e centinaia di appunti sia di musica pratica che di musica teorica. A questo si aggiungano le quasi 6.000 lettere tra quelle inviate e ricevute, che rappresentano un epistolario di incredibile valore storico. Senza contare il lascito di oltre 17.000 volumi musicali e della quadreria, uno dei fondi di questo settore più importanti del mondo. Richiesto per il ruolo di coadiutore del maestro di cappella in S. Pietro al quale risponde con un laconico “Tuttavia lascio correr tutto, ringraziando Iddio che Roma è lontana da Bologna da 300 miglia; e qui spira un’aria più sincera”, egli decide di rifiutare ogni proposta che lo allontani dalla piccola cella in San Francesco, che è un rifugio sicuro nel quale può rinchiudersi per indagare, approfondire, comporre e trascrivere. Chiede ed ottiene dal papa, il Cardinale Lambertini, bolognese, ora al soglio pontificio come Benedetto XIV, di poter essere sollevato dall’incarico di celebrare la messa in chiesa, per la sua cagionevole salute. Quanto di vero vi sia in questa ammissione non lo sapremo mai, ma ottiene ciò che desidera, ossia la libertà di tempo a disposizione per le sue ricerche. Ed il papa, che ben lo conosce, non lesina permessi a colui che ritiene capace di lasciare un solco profondo nella storia della musica: “Per autorità apostolica del pontefice massimo Bendetto XIV, il giorno 9 settembre 1750 è stato decretato che 1) i codici, i libri, le pergamene, i fogli singoli, sia manoscritti sia a stampa, raccolti da ogni dove, a cura e spese del frate Giovanni Battista Martini, maestro di cappella, 2) dopo la sua morte siano sollecitamente depositati nella biblioteca di questo cenobio, da cui ma dovranno essere rimossi, 3) sotto pena di scomunica”. Martini trova anche il tempo per dedicarsi a decine di allievi, che si rivolgono a lui per avere efficaci consigli per il contrappunto, di cui è maestro incontrastato. Tra questi il giovane Mozart, che in una lettera del 1776 scrive: “... e non cesso d’affliggermi nel vedermi lontano dalla persona del mondo che maggiormente amo, venero e stimo, e di cui inviolabilmente mi protesto di Vostra Paternità molto Reverenda umilissimo e devotissimo servitore”. In merito al suo comporre egli si situa a cavallo tra stile barocco e galante nella parte strumentale, di ispirazione palestriniana la musica vocale, con grande cura nel trattamento delle masse vocali, dense di contrappunto ma allo stesso tempo intrise di cantabilità che lo spirito galante, ormai imminente, tende a plasmare. La musica per tastiera comprende un centinaio di sonate per organo e cembalo delle quali solo 18 stampate: 12 Sonate d’Intavolatura per l’organo, e’l cembalo edite ad Amsterdam da Le Céne nel 1742 (op. 2) e 6 Sonate per l’organo e il cembalo edite a Bologna da Lelio Dalla Volpe nel 1747 (op. 3). Oltre a 6 concerti per cembalo manoscritti, ora in corso di pubblicazione. Le sonate dell’op. 2 descrivono la somma ingegnosità compositiva tastieristica di Martini. Se possibile un’arte addirittura all’eccesso, quando propone nei brani ove il contrappunto si fa decisamente più serrato, passaggi al limite dell’eseguibilità, perché l’idea tende a superare la forma. Sono sonate difficili sia da suonare che da ascoltare. Movimenti in stile quasi galante si alternano a pagine composite e ricercate, che talvolta obbligano ad un ascolto estremamente concentrato. Viceversa le sei sonate dell’op. 3 brillano per leggerezza, semplicità e chiarezza formale e melodica. Proprio da queste sonate e dalla loro gestazione nasce il progetto di questa incisione discografica. Le Sonate dell’op. 3 sono 6, mentre il suo nuovo editore Lelio dalla Volpe nel catalogo distribuito nel corso del 1747 parla di una seconda raccolta di Sonate, mai venute alla luce. Il progetto esisteva, ma evidentemente qualcosa impedì che esso fosse portato a termine. Nel mio lungo e approfondito lavoro sui manoscritti del frate, ho cercato di immaginare quali altri brani avrebbe voluto inserire in una seconda raccolta e ne ho dedotto che avrebbe con larga probabilità utilizzato qualcosa di già composto. La sua musica per tastiera è stata collazionata in modo efficace e molti “fogli sparsi” sono riuniti nel faldone denominato HH.35 del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna. Questa miscellanea contiene musica molto gradevole, piccoli brani utili al diletto e all’esercizio quotidiano; sono slegati tra loro, ad esclusione di alcune eccezioni, che mi hanno guidato per comporre questa ipotetica op. 4, per la quale ho anche immaginato un’evoluzione programmatica. Così come le sonate dell’op. 2 sono molto schematiche, ossia tutte formate da cinque movimenti, quelle dell’op. 3 risultano più concise, per i motivi esposti in precedenza. Anch’esse seguono una regola: tre movimenti, quasi tutti con ritornello per le variazioni, per le sonate affidate al cembalo e due, senza ritornelli, per quelle organistiche. Lo schema formale che caratterizza invece queste nuove sonate vuole raccogliere tutte le proposte martiniane, seppur con una maggiore libertà, con un richiamo al numero cinque per la prima sonata e un ampliamento a tre movimenti dell’ultima per organo, quasi a consolidare una forma che tenderà ad affermarsi nella seconda metà del Settecento. Permane l’alternanza tra i due strumenti, ma questa maggior varietà formale mi auguro contribuisca a delineare un quadro se possibile più completo del modello di scrittura dell’autore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 2,3 Luglio 2018, a Cascina Giardino, Cremona (Italia)
Booklet 15 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Esule dalle sfere - Chi resiste al Dio bendato

Artisti
Accademia del Ricercare,
Pietro Busca, direttore
Massimo Altieri, tenore
Gianluigi Ghiringhelli, controtenore
Enrico Bava,
Mauro Borgioni, baritono
Lucia Cortese, Paola Valentina Molinari, soprani
Compositore
Alessandro Stradella (1644-1682)
Luogo
Cappella del Seminario di Vercelli (VC), Italia

Informazioni sull'album

Insieme a Caravaggio, Alessandro Stradella è una delle figure più affascinanti del Barocco italiano, non solo grazie a un talento smisurato, ma anche a una vita tormentata e perennemente in fuga, che contribuisce a renderlo molto simile ai protagonisti dei romanzi dei giorni nostri. Come il celebre pittore, Stradella morì ancora giovane, a soli 38 anni, ucciso da una pugnalata infertagli dai sicari di Giovan Battista Lomellini, un nobile genovese che volle in questo modo vendicare l’onore di sua sorella che – a suo modo di vedere – il compositore aveva sedotto impartendole lezioni di musica. Questo tragico epilogo pose bruscamente fine a una produzione molto vasta, che comprendeva già otto drammi e commedie per musica, sei oratori sacri – che molti considerano tra i massimi capolavori del compositore di Nepi – e una vasta messe di cantate di carattere sia spirituale sia profano. Uno degli aspetti più emblematici dello stile di Stradella è costituito dalla sua accesa e vibrante teatralità, che trova piena espressione non solo nelle opere concepite per la rappresentazione teatrale, ma anche nei lavori scritti per le esecuzioni in spazi privati come le cantate, che – anche nell’ambito spirituale – raggiungono spesso accenti molto tesi e brillanti, che esaltano con impressionante immediatezza gli affetti del testo. Opera della piena maturità di Stradella, Esule dalle sfere venne scritta nel 1680 per la festività della Commemorazione dei Defunti su un apprezzabile testo di Pompeo Figari, un sacerdote originario di Rapallo che diede mostra di possedere un buon talento letterario, una dote che nel 1690 gli permise di essere a Roma tra i fondatori dell’Accademia d’Arcadia e di entrare nella cerchia ristretta di papa Clemente XI. Ponendosi in un ambito prettamente didattico, questa cantata si apre con Lucifero (basso), che esprime tutta la sua rabbia per il fatto di essere stato relegato nella tenebrosa atmosfera dell’inferno e la sua volontà di inasprire quanto più possibile le pene alle anime del Purgatorio (coro) che – dopo un lungo e doloroso cammino di purificazione – sono destinate a raggiungere il Cielo. Disperate, le anime purganti invocano pietà, che alla fine viene loro concessa dall’Arcangelo Gabriele (soprano), che spalanca loro le porte del Paradiso, che invece sarà per sempre precluso a Lucifero e ai suoi accoliti, colpevoli di aver osato mettersi sullo stesso piano di Dio. Dopo una breve sezione in cui viene spiegata l’importanza della preghiera dei vivi per la salvezza eterna dei trapassati, l’oratorio si chiude su temi giubilanti, sottolineati dal verso «Dopo un breve pianto, eterno è il riso». Sotto il profilo musicale, Esule dalle sfere presenta una felice caratterizzazione del personaggio “negativo”, priva dei roboanti eccessi che si possono notare in parecchie opere dell’ultimo scorcio del XVII secolo e sostenuta da una scrittura brillante e spesso virtuosistica, e un’atmosfera drammatica molto tesa, che si allenta solo nel coro finale, con il giubilo delle anime ormai salve. Di carattere del tutto diverso è la cantata Chi resiste al dio bendato, anch’essa scritta nell’ultima fase della parabola creativa di Stradella e incentrata sull’immancabile tema amoroso, che in questo lavoro viene declinato su toni felici e luminosi. In questo caso non ci troviamo di fronte a una scena dal sapore teatrale, ma a un “ragionamento d’amore”, che trova piena espressione nell’aria conclusiva del soprano «Chi vive con amor vive beato», preceduta da una vivace tarantella. Questa cantata riveste una grande importanza anche sotto il profilo musicologico, in quanto la sua partitura autografa riporta chiaramente la divisione dell’ensemble strumentale tra concertino e concerto grosso, i componenti del genere che due decenni più tardi sarebbe stato portato a perfezione dall’op. 6 di Arcangelo Corelli. La carenza di azione del testo poetico si traduce in una scrittura distesa, melodiosa, espressiva e priva di passaggi eccessivamente virtuosistici, quasi che Stradella tema che una musica troppo mossa possa turbare la serenità di una bella favola d’amore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 27, 28, 29 Febbraio 2020, nella Cappella del Seminario di Vercelli (Italia)
Booklet 18 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Sonate a due flauti

Artisti
Ensamble A'L'Antica
Luigi Lupo,  flauto traversiere
Pietro Berlanda, flauto traversiere
Compositore
Georg Philipp Telemann (1681-1767)

Informazioni sull'album

Fino al 1999 si pensava che Telemann avesse scritto quattro raccolte di duetti per due flauti, tre delle quali pubblicate a Parigi: Sonates sans Basse (1727), XIIX Canons mélodieux (1738) e Second Livre de Duo (1752). Era rimasta manoscritta la quarta raccolta e l’unica copia è conservata a Berlino nella Staatsbibliothek (D-B, Mus. ms. 21787). Nel 1999 però sono stati ritrovati nella Biblioteca di Kiev tutti gli spartiti della Sing Akademie di Berlino trafugati durante la II Guerra Mondiale e così sono venuti alla luce altri nove duetti che hanno oggi il numero di catalogo TWV 40: 141-149. Il manoscritto, opera di un copista berlinese non identificato, ha la segnatura SA 3903 (ZD 1742 g) ed è formato da due parti separate, ognuna di 22 folii. Sono duetti di buona qualità anche se un po’ eterogenei e infatti il musicologo Steve Zohn ha avanzato dubbi sull’autenticità degli ultimi tre. In realtà i dubbi riguardano anche alcuni degli altri ed è abbastanza evidente che non furono composti nello stesso periodo e con l’idea di formare una raccolta omogenea. Telemann era molto sistematico nelle sue pubblicazioni a partire dalla scelta delle tonalità che qui sono invece distribuite in modo casuale e ripetuto: 3 Duetti in sol maggiore, 2 in mi minore e si minore, uno in re maggiore e in la minore. È possibile che si tratti di materiale preparato mentre scriveva le varie raccolte e rimasto poi inedito ma è probabile che il copista abbia inserito altri brani coevi per rimpolpare il manoscritto che gli era stato commissionato. All’epoca vi era infatti un fiorente mercato che ruotava attorno agli editori e indirizzato soprattutto ai dilettanti che desideravano brani per uso domestico e a fine didattico. E in effetti la principale valenza di gran parte della musica di Telemann è proprio quella formativa indicata a volte negli stessi titoli: Sonate Metodiche ed Essercizii Musici. Per quanto riguarda una possibile datazione dei duetti credo si debba fare una distinzione fra la data di composizione dei brani e quella di realizzazione della copia. Nel Répertoire International des Sources Musicales (RISM) è indicato molto genericamente la seconda metà del XVIII secolo. Il fatto che il manoscritto facesse parte della collezione personale di Sara Levy (1761-1854), allieva prediletta di Wilhelm Friedemann Bach e il cui padre Daniel Itzig era un banchiere ebreo inserito nella corte di Federico il Grande, non aiuta visto che collezionò spartiti di autori di tutto il Settecento, in primis J.S. Bach, e poi li lasciò tutti alla Sing Akademie. Probabilmente lo spartito fu copiato dopo la metà del Settecento ma, come detto, è quasi certo che i brani siano stati composti prima e in epoche diverse. Sulla base dell’analisi stilistica dei pezzi Steve Zohn ipotizza un intervallo temporale fra il 1730 e il 1740 ma la varietà delle forme presenti nella raccolta permette di poter arrivare fino alla metà del secolo. All’interno della raccolta salta immediatamente all’occhio una curiosità: la Sonata n. 5 in sol maggiore si chiude con un Allegro in 3/8 in re maggiore e la cosa sarebbe un unicum nel panorama dell’epoca. Si può dunque ipotizzare che la sonata sia incompleta (ma ha già cinque movimenti) oppure che l’Allegro sia una specie di Trio del Menuet in 3/8 precedente che quindi andrebbe eseguito di nuovo per finire il tutto alla tonica. Infine sottolineo la scelta felice degli interpreti di utilizzare entrambi dei flauti copia di uno strumento originale di Joannes Hyacynthus Rottenburgh (1672-1765) le cui caratteristiche sonore di pienezza nel registro grave, buona agilità e ricchezza timbrica si adattano perfettamente alla varietà di atmosfere presenti in generale nelle musiche di Telemann.

Altre notizie su questo CD
Registrato in Palazzo Venturi, Avio (Trento) Italia, dal 23 al 25 Agosto 2011
Booklet di 11 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico. 

Organ Works

Artista
Paolo Bottini, organo
Compositore
Amilcare Ponchielli (1834-1886)

Informazioni sull'album

Nel marzo del 1855 Amilcare Ponchielli (Paderno Fasolaro, 31 agosto 1834 – Milano, 16 gennaio 1886), appena uscito diplomato dal Regio Conservatorio di Milano, ricevette a Cremona (forse anche per l'appoggio di Ruggero Manna – maestro di cappella del Duomo, che già l'anno precedente aveva scelto il giovane Ponchielli come suo sostituto alla direzione dei complessi vocali e strumentali del teatro cittadino – nonché del suo compaesano don Cesare Paloschi, organista del Duomo di Cremona dal 1824 al 1849) la nomina a organista titolare della chiesa parrocchiale di S. Imerio, incarico che mantenne fino al 1860 a fronte dello stipendio di 100 lire austriache l'anno. Qui il promettente musicista aveva a disposizione l'organo edificato poco tempo prima da Angelo Bossi di Bergamo: benché di modeste dimensioni, fu costruito secondo i canoni estetici dell'epoca, secondo cui gli organi dovevano poter imitare il suono degli strumenti musicali dell'orchestra e della banda (quali flauto traverso, tromba, ottavino, fagotto, viola, violoncello, tanto per citare quelli presenti nell'organo di S. Imerio). È dunque proprio a questo quinquennio che si possono far risalire buona parte delle composizioni presenti in questa nuova produzione discografica, la quale si basa sull'edizione critica curata nel 1999 da Marco Ruggeri per i tipi della cremonese editrice Turris. L'ascoltatore potrà notare lo stile schiettamente operistico di queste pagine, quasi esercizi di composizione di scene d'opera in miniatura: all'epoca la musica operistica più acclamata veniva trascritta e adattata agli organi al fine di venir suonata – senza troppo scandalo – durante il culto divino, e pure il repertorio originale per organo respirava a pieni polmoni presso lo stile musicale allora imperante. Tra tutti i pezzi – realizzati con mano sicura e originale, oltre che con quasi calcolata varietà di forme – spicca sicuramente, per ampiezza ed articolazione, la «Sinfonia metà per organo e metà per pianoforte», curioso titolo che non fa altro che spiegare la comune prassi dell'epoca di realizzare partiture per organo senza parte di pedale talmente elaborata da impedirne l'efficace esecuzione anche tra le mura domestiche. Il completamento dei due pezzi incompiuti (Versetto n. 2 in primo tono e Andantino in sol, rispettivamente tracce 14 e 20 del presente c.d.) è stato realizzato da Paolo Bottini appositamente per questa produzione. L'organo utilizzato per questa incisione venne edificato per la chiesa arcipretale di S. Dalmazio vescovo in Paderno Fasolaro (provincia di Cremona) dal «fabbricatore d'organi» Pacifico Inzoli di Crema, inaugurato il 25 settembre del 1873 da Amilcare Ponchielli stesso, assieme al celebre organista cremasco Vincenzo Petrali, e nuovamente, nonché egregiamente, restaurato nel 2019 dagli eredi della medesima ditta i Fratelli Bonizzi di Ombriano di Crema.

Altre notizie su questo CD
Registrato maggio-giugno 2019, Chiesa di San Dalmazio Vescovo, Paderno Ponchielli (CR), (Italia)
Booklet 11 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Quartetto Kv 370 - Sonata Kv 311 - Terzetti dai Divertimenti Kv 439/b

Artisti
Ensemble à L'Antica
Luigi Lupo, flauto traversiere
Rossella Croce, violino
Luigi Azzolini, viola
Rebecca Ferri, violoncello
Compositore
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791


Informazioni sull'album

Tra la fine del Sette e l’inizio dell’Ottocento, infinite opere da camera, per orchestra e persino melodrammi furono trascritte per formazioni da camera. Questa prassi assai diffusa permetteva ai più svariati insiemi strumentali di eseguire le composizioni di successo del momento. Abbiamo esempi di ouverture d’opera trascritte per chitarra sola; di arie d’opera trascritte per strumento solista con, a seguire, “variazioni sul tema”. Le combinazioni strumentali utilizzate per le trascrizioni erano numerose e varie. L’aspetto importante di questo fenomeno ottocentesco è quello di aver aperto due vie: la prima è quella della diffusione della cultura musicale; la seconda di aver favorito e incrementato il bacino di appassionati dilettanti che si cimentavano direttamente nello studio degli strumenti musicali. E’ evidente che queste due strade, alla fine andavano in un’unica direzione, quella della fruizione casalinga della musica. Un ultimo punto di vista da non sottovalutare è quello economico: il salotto musicale europeo dell’Ottocento rappresentò una vera e propria opportunità finanziaria, sia per editori sia per musicisti. Anche la musica di Mozart si è ben prestata a questa prassi ed è stata rivisitata e trascritta per i più svariati ensemble strumentali. Il programma proposto in questo concerto ne è un vivo esempio. Le trascrizioni, in alcuni casi, erano a cura di valenti e riconosciuti musicisti dell’epoca, oppure di anonimi trascrittori al soldo di case editrici. Di anonimo, infatti, la trascrizione dei tre Terzetti estratti dai cinque divertimenti K 439b, che rappresentano l’esemplificazione delle formazioni amatoriali proposte dalla casa editrice viennese Artaria nel 1804. Per i due quartetti ci siamo affidati alla mano di Antoine Hugot (1761-1803) per il K 370 e Franz Anton Hoffmeister (1754-1812) per il k 311. Antoine Hugot, flautista e compositore, fu tra i primi insegnanti di flauto dalla fondazione del conservatorio di Parigi. Autore di un famoso metodo scritto a quattro mani con il collega J.G. Wunderlich (1756-1819) e pubblicato postumo nel 1804. Franz Anton Hoffmeister fondò lui stesso una casa editrice a Vienna nel 1784 e pubblicò composizioni dello stesso Mozart, di Haydn e Beethoven. Hoffmeister fu musicista e compositore prolifico. Le trascrizioni per flauto delle opere di Mozart furono forse in parte ispirate dalla sua amicizia e collaborazione con il flautista F. Thurner. Luigi Lupo

Tra le sollecitudini - Autori Ceciliani

Compositori
Angelo Burbatti (1868-1946)
Giovanni Pagella (1872-1944)
Carlo Calegari (1863-1952)
Giovanni Bolzoni (1841-1919)
Michele Mondo (1883-1965)
Dino Sincero (1872-1923)
Costante Adolfo Bossi (1876-1953)
Marco Enrico Bossi (1861-1925)
Federico Caudana (1878-1963)
Giovanni Battista Polleri (1855-1923)
Organo
Carlo Vegezzi Bossi (1897)
Luogo
Duomo di San Giovanni Battista, Ciriè Torino

Informazioni sull'album

LA RIFORMA CECILIANA
In Italia verso la fine del XIX secolo venne a costituirsi il Movimento Ceciliano, intitolazione assunta da un movimento musicale che riformò la musica sacra nell’ambito della Chiesa cattolica. Così chiamato in onore di Santa Cecilia, patrona della musica, fu una risposta alla centenaria e quasi totale assenza del Canto gregoriano e della polifonia rinascimentale dalle celebrazioni liturgiche cattoliche a favore di stili più simili alla musica operistica. Principale criterio delle nuove composizioni doveva essere una maggiore sobrietà e la ricerca, attraverso il canto, della partecipazione alla liturgia dell’assemblea dei fedeli. Nacquero in questo periodo varie le Scholae Cantorum in quasi tutte le parrocchie, formazioni corali dedite all’animazione liturgica e all’apprendimento dell’arte musicale e gli Istituti Diocesani di Musica Sacra. Conseguentemente anche l’arte organaria risentì dell’influsso di questo movimento con l’eliminazione di tutti quei registri detti da concerto, tipici dell’organo italiano dell’Ottocento, a favore di sonorità meno fragorose. Si sostituirono o si annullarono, quindi, ance e mutazioni, con fondi, prevalentemente di 8’ e registri violeggianti. In questo periodo, infatti, l’organo si rinnova dal punto di vista tecnico: eliminata l’ottava scavezza (detta anche ottava corta o ottava in sesta) e i registri spezzati tra bassi e soprani, viene ideato un nuovo sistema di trasmissione in sostituzione a quello meccanico tradizionale, la trasmissione pneumatico-tubolare. Tra i musicisti che diedero vita al Movimento Ceciliano vi furono Giovanni Tebaldini (Brescia, 7 settembre 1864 – San Benedetto del Tronto, 11 maggio 1952), predecessore di Lorenzo Perosi (Tortona, 21 dicembre 1872 – Roma, 12 ottobre 1956) nell’incarico di Maestro di Cappella nella Basilica di San Marco di Venezia, anche se tutte le fonti concordano nell’individuare proprio in Perosi la guida e il principale esponente del Movimento Ceciliano. Lo stesso Tebaldini ammise che quel che egli aveva sognato e sperato, era divenuto realtà grazie al sacerdote e compositore tortonese. Il Movimento Ceciliano trovò il massimo appoggio nella persona di papa Pio X (nato Giuseppe Melchiorre Sarto. Riese, 2 giugno 1835 – Roma, 20 agosto 1914) che il 22 novembre 1903 (non a caso il giorno di Santa Cecilia), emanò quello che è considerato il manifesto del movimento, cioè il Motu Proprio Inter pastoralis officii sollicitudines, in cui ribadiva tutti i concetti cari ai cecilianisti ed esortava tutta la Chiesa cattolica ad uniformarvisi. Edgardo Pocorobba.

Altre notizie su questo CD
Registrato: Duomo di Ciriè, Torino, Italia, Ottobre 2019
Booklet di 8 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico 
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Music for the Royal Fireworks

Artisti
Pietro Tagliaferri, sassofono soprano
Stefano Pellini, organo
Compositore
Georg Friedrich Händel (1685-1759)

Informazioni sull'album

Non è mai facile eseguire le opere più famose della letteratura classica con strumenti diversi da quelli per cui sono stati concepiti in origine, soprattutto se si tratta dei brani più famosi di compositori del calibro di Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel. Bisogna però distinguere dalla esecuzioni storicamente informate – che mirano a fare ascoltare al pubblico lavori scritti secoli fa secondo il preciso dettato dell’autore e con le sfumature sonore ricreate dagli strumenti originali – a rivisitazioni più libere che, oltre a non dissacrare per nulla opere che continuano a manifestare una perenne giovinezza, ne mettono in evidenza tutta l’attualità e la grandezza. Questo fatto era parso chiaro già nel 2016, quando la Elegia Classics pubblicò un disco nel quale il sassofonista Pietro Tagliaferri e l’organista Stefano Pellini eseguivano una serie di brillanti trascrizioni di celebri opere di Johann Sebastian Bach (ELEORG038), che venne accolto con grande favore dalla stampa specializzata, che non mancò di sottolineare la spiccata musicalità dei due interpreti. Oggi Tagliaferri e Pellini – che formano l’ensemble Riverberi – proseguono il loro cammino barocco, con un nuovo disco dedicato a Händel, nel quale eseguono alcune delle opere più amate del grande compositore di Halle, tra cui la seconda suite di Water Music, la Musica per i Reali Fuochi d’Artificio e la celebre aria “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo. Un ascolto molto avvincente, davvero da non perdere!

Complete Italian Organ Concertos - Vol.2

Compositore
Johann Sebastian Bach (1685-1750)

Informazioni sull'album

Con questo splendido disco, Luca Scandali prosegue la sua integrale delle opere per organo che Johann Sebastian Bach scrisse sulla base dei lavori dei compositori italiani che aveva scelto come modelli durante i suoi studi giovanili e che gli consentirono di forgiare lo stile che lo rese famoso. Nonostante questa finalità entro certi limiti “didattica”, le opere presentate in questo disco non sono per nulla pedisseque rielaborazioni di altri autori, ma brani brillanti, originali e ricchi di personalità, in grado di stare legittimamente al fianco dei massimi capolavori del sommo Cantor lipsiense. Il programma comprende sei concerti dal sapore inconfondibilmente veneziano, cinque dei quali basati su pagine di Antonio Vivaldi (un concerto dell’Estro armonico op. 3, uno della Stravaganza op. 4 e il noto “Grosso Mugul”) e uno sul Concerto op. 1 n. 2 di Benedetto Marcello, compositore di grande ecletticità contemporaneo del Prete Rosso. Queste opere ci vengono proposte nell’interpretazione di Luca Scandali, che per la Elegia ha già realizzato diversi dischi di grande interesse, tra i quali spiccano i due volumi delle sinfonie di Padre Davide da Bergamo. Un disco che merita di essere preso in seria considerazione anche per la splendida tavolozza sonora dell’organo Dell’Orto & Lanzini della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Vigliano Biellese e dell’eccellente qualità della ripresa sonora.

Altre notizie su questo CD
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.

Psalmi vespertini a 8 voci (1648)

Artisti
Ensemble “Festina Lente”
Michele Gasbarro, direttore
Compositore
Virgilio Mazzocchi (1597-1646)

Informazioni sull'album

Dopo il disco dedicato dal celebre ensemble di strumenti originali L’Arte dell’Arco alla figura di Giuseppe Tartini – compositore di cui quest’anno si celebra il 250° anniversario della morte (ELECLA18064) – la Elegia prosegue la sua collaborazione con il Roma Festival Barocco con un titolo interamente dedicato a Virgilio Mazzocchi, fratello minore del più famoso Domenico. Dopo aver ricevuto la tonsura, Mazzocchi diede inizio a una brillante carriera musicale, che nel 1629 lo vide approdare, poco più che trentenne, nella Cappella Giulia della Basilica di San Pietro, dove sarebbe rimasto fino alla morte prematura, che lo colse nel 1646. Questa inarrestabile ascesa era basata su un solido magistero compositivo, che appare evidente nei Psalmi Vespertini presentati in questo disco, che vennero pubblicati postumi dal fratello Domenico. Concepite in uno stile quanto mai personale, queste opere rivelano una scrittura molto espressiva, basata su una efficace alternanza di maestosi passaggi corali e di più intime sezioni solistiche, che nel loro insieme garantiscono un ascolto veramente appassionante, grazie alla brillante interpretazione dell’ensemble Festina Lente, guidato con sensibilità e profonda padronanza stilistica dal suo direttore Michele Gasbarro. Un autore inedito del Barocco romano, che vi conquisterà.

Altre notizie su questo CD
Booklet 20 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Arie per una “voce d’angelo”

Artisti
Trigono Armonico
Lucia Cortese, soprano
Maurizio Cadossi, direttore
Compositori
F.M. Veracini (1690-1768), M. D’Alay (1687-1757)
G.B. Bononcini (1670-17479, L. Leo (1694-1744)
N. Fiorenza (?-1764), G. Giacomelli, (1692-1740)

Informazioni sull'album

Accanto ai compositori, all’inizio del XVIII secolo iniziarono a mettersi in evidenza i primi grandi cantanti, che in alcuni casi assursero – soprattutto nel caso dei castrati, come Senesino e Farinelli – al rango di star internazionali. Tra di essi merita di essere citata Francesca Cuzzoni, soprano nata a Parma nel 1696 dalla vita molto avventurosa, per la quale Georg Friedrich Händel compose a Londra ben 13 opere. Oltre che per il suo straordinario virtuosismo vocale, la Parmigiana – come era conosciuta – si mise in luce anche per le sue intemperanze caratteriali, che le valsero fieri rimproveri da parte di Händel e che la portarono a un vero e proprio scontro fisico in scena con la rivale Faustina Bordoni. In coincidenza con la nomina di Parma a Capitale Italiana della Cultura per il 2020, la Elegia Classics ricorda questa grande interprete con un attraente disco che ripercorre le tappe salienti della sua inimitabile carriera, con una bellissima silloge di arie tratte dalle opere di alcuni dei compositori più famosi dell’epoca, da Giovanni Bononcini, agguerrito rivale a Londra di Händel, a Geminiano Giacomelli, autore oggi quasi dimenticato e autore di arie dallo sbrigliato virtuosismo, e dal fiorentino Francesco Veracini al pugliese Leonardo Leo. Il ruolo di Francesca Cuzzoni viene degnamente ricoperto da Lucia Cortese, recente protagonista di un disco dedicato alle cantate di Benedetto Marcello, che per l’occasione viene accompagnata dall’ensemble di strumenti originali Trigono Armonico diretto da Maurizio Cadossi.

Altre notizie su questo CD
Registrato nel mese di ottobre 2019, presso il Castello della Musica di Noceto, Parma, Italia
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene i testi delle arie
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.

Arianna abbandonata & other Cantatas

Artisti
Camerata Accademica
Lucia Cortese, soprano
Paolo Faldi, direttore
Compositori
Benedetto Marcello (1686-1739) 
Alessandro Marcello (1684-1747)

Informazioni sull'album

Quando si pensa al repertorio barocco veneziano, il pensiero corre spontaneamente ad Antonio Vivaldi e alle sue celebri Quattro Stagioni, dimenticando che per molto tempo questo ambito venne identificato con altri autori come Benedetto Marcello – al quale è intitolato il Conservatorio della città lagunare. Per questo motivo, la Elegia Classics ha deciso di dedicare il secondo volume della sua serie Glories of the Italian Cantatas a Marcello, patrizio veneto dai molteplici interessi, che oltre alla musica si dedicò con profitto all’ambito letterario, scrivendo Il teatro alla moda, una spietata satira sui protagonisti dell’ambiente musicale veneziano dei primi anni del XVIII secolo. In campo musicale, Marcello ci ha lasciato oltre 300 cantate di pregevole fattura per voce e basso continuo con o senza strumento obbligato, di cui questo disco presenta tre brani di grande bellezza, tra i quali si segnala Arianna abbandonata, una lunga cantata nella quale Marcello rivisita con grande originalità il mito di Teseo e Arianna. Il programma è completato da Irene sdegnata di Alessandro Marcello, fratello maggiore di Benedetto. Queste opere pochissimo note vengono proposte nell’interpretazione di Lucia Cortese, uno dei soprani barocchi più interessanti dell’ultima generazione, accompagnata dall’orchestra barocca padovana Camerata Accademica, diretta con piglio e molto buon gusto da un ispirato Paolo Faldi.

Altre notizie su questo CD
Registrato a 24bit/88.2kHz nell'Auditorio Pollini di Padova i giorni 4, 5 e 6 luglio 2019
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Testi delle cantante
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.

Correa nel seno amato & other Cantatas

Artisti
Trigono Armonico,
Maria Caruso, soprano
Maurizio Cadossi, direttore
Compositore
Alessandro Scarlatti (1660-1725)

Informazioni sull'album

La Elegia Classics inaugura una nuova serie dedicata alla cantata italiana, che la vedrà al fianco della Società Italiana di Musicologia e ad alcuni dei cantanti e degli ensemble di strumenti originali più interessanti del panorama musicale italiano. Il primo volume è – potremmo dire doverosamente – incentrato su Alessandro Scarlatti, che nel corso della sua lunga carriera compose oltre 700 cantate, spaziando dalle delicate atmosfere arcadiche, a lavori basati su temi mitologici e a brani dal carattere decisamente drammatico. Le opere presentate in questo disco rivelano le due caratteristiche principali dello stile del grande compositore palermitano, ossia un inesauribile talento melodico e una scrittura complessa e molto elaborata, che guarda ancora ai modelli del passato. Il programma parte da Correa nel seno amato, una pagina molto nota, che molti considerano tra i capolavori più emblematici della produzione di Scarlatti, per arrivare a due cantate proposte in prima registrazione mondiale, la breve Benché o Sirena bella e Dove fuggo, a che penso. Questo disco segna il debutto nel catalogo della Elegia Classics del soprano Maria Caruso e dell’ensemble Trigono Armonico, diretto dal violino da Maurizio Cadossi.

Altre notizie su questo CD
Registrato il l 6-7 luglio 2019, presso il Castello della Musica di Noceto, Parma, Italia.
Booklet di 24 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene i testi delle cantate
Contiene la biografia degli artisti
Include un commento musicologico.

Opere per Organo

Artista
Diego Cannizzaro, organo
Compositore
Lorenzo Perosi (1872-1956)
Organo
Vincenzo Mascioni (1966) Op. 884
Luogo
Basilica Cattedrale della Trasfigurazione, Cefalù (PA), Italia

Informazioni sull'album

Con questo cofanetto doppio la Elegia Classics prosegue la sua esplorazione della produzione del sacerdote compositore piemontese Lorenzo Perosi, dopo aver presentato le due bellissime Missae pontificales. Il programma comprende le poco note opere organistiche, brani che Perosi scrisse per la maggior parte all’inizio della sua carriera e con le quali iniziò a sviluppare un proprio stile originale, svincolandosi dai toni teatrali e vicini all’opera lirica adottati da molti compositori italiani verso la fine del XIX secolo. Questi brani liturgici – spesso di breve durata – presentano spesso un’atmosfera intimistica, sulla quale i temi vengono elaborati facendo ricorso alla gloriosa eredità del passato, come si può notare dai passaggi fugati e dai brillanti spunti da carattere improvvisativo. Accanto a queste opere vengono presentate le trascrizioni realizzate da Marco Enrico Bossi di alcuni brani della Passione di Cristo secondo san Marco e della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo di Perosi. Queste opere vengono eseguite con brillante autorevolezza da Diego Cannizzaro, per l’occasione alla tastiera dello splendido organo Vincenzo Mascioni della Basilica Cattedrale della Trasfigurazione di Cefalù (Palermo).

Altre notizie su questo CD
Registrato nella Cattedrale di Cefalù, Palermo, Italia, nel mese di maggio 2019
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

Organ works

Artista
Alessandro Bianchi, organo
Compositore
Gordon Young (1919-1998)
Organo
Grande organo Diego Bonato (2013)
Balbiani Vegezzi-Bossi
Luogo
Parrocchia Sant'Anastasia, Villasanta (MB), Italia

Informazioni sull'album

Sebbene sia quasi sconosciuto al di fuori degli ambienti organistici, Gordon Young è stato tra gli esponenti più autorevoli del panorama musicale americano della seconda metà del XX secolo, potendo vantare al suo attivo una produzione vasta e stilisticamente molto apprezzabile, comprendente oltre 800 opere soprattutto per organo e per coro, che gli permisero di ottenere per 18 anni consecutivi il premio assegnato dalla Società dei Compositori, degli Autori e degli Editori degli Stati Uniti (ASCAP), un primato mai avvicinato da nessun altro compositore. Per celebrare il primo centenario della nascita di Young, la Elegia Classics presenta questo disco di sorprendente bellezza, che consente di scoprire il suo stile brillante e molto personale, nel quale è possibile ravvisare elementi sia dei grandi maestri del Barocco sia dei compositori romantici reinventati in chiave molto personale, come si può notare chiaramente nella bella Cathedral Suite che apre il programma. Young ha trovato un valido paladino in Alessandro Bianchi, organista di grande talento, che esegue queste opere con il grande organo Diego Bonato Balbiani Vegezzi-Bossi della Parrocchia di Santa Anastasia di Villasanta.

Altre notizie su questo CD
Registrato nella chiesa di Sant’Anastasia a Villasanta nel mese di genaio 2019
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

Sonate d’intavolatura per organo e cimbalo

Artisti
Gabriele Giacomelli, organo
Andrea Banaudi, cembalo
Compositore
Domenico Zipoli (1688-1726)
Organi
Cesare Romani (1588) e Michelangelo Crudeli (1773)
Organo di Michelangelo Crudeli (1777)
e Michelangelo Paoli (prima metà del sec. XIX)
Luoghi
Cattedrale di S. Stefano,
Cappella del Sacro Cingolo, Pieve di San Giusto in Piazzanese, Italia

Informazioni sull'album

Una delle figure più affascinanti e paradossalmente meno conosciute del Barocco è senza dubbio Domenico Zipoli, la cui fama postuma è quasi completamente legata alla sua produzione organistica. In realtà la sua opera numericamente piuttosto ridotta, se rapportata agli standard settecenteschi, ma di altissima qualità – abbraccia anche altri generi, dagli oratori (purtroppo perduti) alla musica liturgica e alle cantate, nella cui brillante e originalissima scrittura si può notare qualche elemento stilistico dei compositori più famosi di quegli anni, a partire da Alessandro Scarlatti, che fu per breve tempo uno degli insegnanti di Zipoli. Nel 1716 Zipoli si trasferì a Siviglia, dove entrò nell’ordine gesuita e maturò la decisione di partire per le reducciones (missioni) dell’America Latina. Arrivato in Argentina, il compositore pratese si dedicò alacremente alla musica, aiutando la popolazione locale dei guaranì a sviluppare il suo innato talento musicale. Sfortunatamente, nel 1725 Zipoli contrasse la tubercolosi, che l’anno successivo lo condusse a morte all’età di soli 37 anni. Per onorare questo autore di grande suggestione, la Elegia avvia con questo cofanetto doppio la serie completa delle sue opere, partendo dall’integrale delle opere per organo e clavicembalo, eseguite rispettivamente da Gabriele Giacometti – uno dei massimo specialisti dell’opera di Zipoli – e Andrea Banaudi, anche direttore artistico dell’Accademia del Santo Spirito di Torino. Un progetto di ampio respiro, destinato a fare scoprire opere di rara bellezza.

Altre notizie su questo CD
Registrato nella Cattedrale di Santo Stefano (Cappella del Sacro Cingolo), Prato, Italia, il 5 luglio 2013; Pieve di San Giusto in Piazzanese, Prato, l'8 ottobre 2013.
CD2: Registrato nella Sacrestia della Chiesa dello Spirito Santo, Torino, Italia, Novembre-Decembre 2018
Booklet di 28 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia degli artisti
Include un commento musicologico.
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

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