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Nuove Uscite

Sonate per l'Organo e il Cembalo

Artista
Daniele Proni Organo e Clavicembalo
Compositore
Giovanni Battista Martini (1706-1784)
Luogo
Cascina Giardino, Crema (CR) Italia

Informazioni sull'album

Giovanni Battista Martini nasce il 24 aprile 1706 e fin da piccolo è avviato alla musica dal papà che è strumentista d’arco così come il fratello maggiore Giuseppe. Saranno gli ambiti religiosi della casa-scuola di Don Giuseppe Auregli e della chiesa della Madonna di Galliera ad erudirlo nella lettura, nella scrittura, nell’aritmetica e nella religione. Dimostra fin da subito grande vivacità intellettuale e molteplici interessi nel campo musicale, tanto da essere indirizzato ad alcuni dei migliori maestri bolognesi: Angelo Predieri, con cui studia canto e composizione e Giovanni Antonio Riccieri, che perfeziona il suo contrappunto; con Francesco Antonio Pistocchi approfondisce le tecniche del canto mentre da Giacomo Antonio Perti riceve gli ultimi preziosi consigli. Viene accolto nella figliolanza di San Francesco, una sorta di apprendistato religioso, dove riceve l’ordine minore nel 1725. Da poco è divenuto anche aiutante di Ferdinando Gridi, maestro di cappella e organista, che la salute sta ormai abbandonando: dopo soli sei mesi infatti il Gridi scompare e Martini ne subentra quale facente funzioni e in un paio di anni ne diventa diretto sostituto. Nel 1729 è consacrato sacerdote, concludendo rapidamente il proprio percorso canonico: a soli 23 anni Giambattista è già ciò che sarà e rimarrà fino al 3 agosto 1784, giorno della sua morte. Difficile raccontare Martini in poche righe, ma possiamo partire da ciò che di suo è giunto sino a noi: oltre 1.000 numeri di catalogo di composizioni musicali manoscritte e a stampa di ogni genere, sacro e profano, vocale e strumentale, 3 volumi più 2 abbozzati di Storia della Musica, un saggio di contrappunto e centinaia di appunti sia di musica pratica che di musica teorica. A questo si aggiungano le quasi 6.000 lettere tra quelle inviate e ricevute, che rappresentano un epistolario di incredibile valore storico. Senza contare il lascito di oltre 17.000 volumi musicali e della quadreria, uno dei fondi di questo settore più importanti del mondo. Richiesto per il ruolo di coadiutore del maestro di cappella in S. Pietro al quale risponde con un laconico “Tuttavia lascio correr tutto, ringraziando Iddio che Roma è lontana da Bologna da 300 miglia; e qui spira un’aria più sincera”, egli decide di rifiutare ogni proposta che lo allontani dalla piccola cella in San Francesco, che è un rifugio sicuro nel quale può rinchiudersi per indagare, approfondire, comporre e trascrivere. Chiede ed ottiene dal papa, il Cardinale Lambertini, bolognese, ora al soglio pontificio come Benedetto XIV, di poter essere sollevato dall’incarico di celebrare la messa in chiesa, per la sua cagionevole salute. Quanto di vero vi sia in questa ammissione non lo sapremo mai, ma ottiene ciò che desidera, ossia la libertà di tempo a disposizione per le sue ricerche. Ed il papa, che ben lo conosce, non lesina permessi a colui che ritiene capace di lasciare un solco profondo nella storia della musica: “Per autorità apostolica del pontefice massimo Bendetto XIV, il giorno 9 settembre 1750 è stato decretato che 1) i codici, i libri, le pergamene, i fogli singoli, sia manoscritti sia a stampa, raccolti da ogni dove, a cura e spese del frate Giovanni Battista Martini, maestro di cappella, 2) dopo la sua morte siano sollecitamente depositati nella biblioteca di questo cenobio, da cui ma dovranno essere rimossi, 3) sotto pena di scomunica”. Martini trova anche il tempo per dedicarsi a decine di allievi, che si rivolgono a lui per avere efficaci consigli per il contrappunto, di cui è maestro incontrastato. Tra questi il giovane Mozart, che in una lettera del 1776 scrive: “... e non cesso d’affliggermi nel vedermi lontano dalla persona del mondo che maggiormente amo, venero e stimo, e di cui inviolabilmente mi protesto di Vostra Paternità molto Reverenda umilissimo e devotissimo servitore”. In merito al suo comporre egli si situa a cavallo tra stile barocco e galante nella parte strumentale, di ispirazione palestriniana la musica vocale, con grande cura nel trattamento delle masse vocali, dense di contrappunto ma allo stesso tempo intrise di cantabilità che lo spirito galante, ormai imminente, tende a plasmare. La musica per tastiera comprende un centinaio di sonate per organo e cembalo delle quali solo 18 stampate: 12 Sonate d’Intavolatura per l’organo, e’l cembalo edite ad Amsterdam da Le Céne nel 1742 (op. 2) e 6 Sonate per l’organo e il cembalo edite a Bologna da Lelio Dalla Volpe nel 1747 (op. 3). Oltre a 6 concerti per cembalo manoscritti, ora in corso di pubblicazione. Le sonate dell’op. 2 descrivono la somma ingegnosità compositiva tastieristica di Martini. Se possibile un’arte addirittura all’eccesso, quando propone nei brani ove il contrappunto si fa decisamente più serrato, passaggi al limite dell’eseguibilità, perché l’idea tende a superare la forma. Sono sonate difficili sia da suonare che da ascoltare. Movimenti in stile quasi galante si alternano a pagine composite e ricercate, che talvolta obbligano ad un ascolto estremamente concentrato. Viceversa le sei sonate dell’op. 3 brillano per leggerezza, semplicità e chiarezza formale e melodica. Proprio da queste sonate e dalla loro gestazione nasce il progetto di questa incisione discografica. Le Sonate dell’op. 3 sono 6, mentre il suo nuovo editore Lelio dalla Volpe nel catalogo distribuito nel corso del 1747 parla di una seconda raccolta di Sonate, mai venute alla luce. Il progetto esisteva, ma evidentemente qualcosa impedì che esso fosse portato a termine. Nel mio lungo e approfondito lavoro sui manoscritti del frate, ho cercato di immaginare quali altri brani avrebbe voluto inserire in una seconda raccolta e ne ho dedotto che avrebbe con larga probabilità utilizzato qualcosa di già composto. La sua musica per tastiera è stata collazionata in modo efficace e molti “fogli sparsi” sono riuniti nel faldone denominato HH.35 del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna. Questa miscellanea contiene musica molto gradevole, piccoli brani utili al diletto e all’esercizio quotidiano; sono slegati tra loro, ad esclusione di alcune eccezioni, che mi hanno guidato per comporre questa ipotetica op. 4, per la quale ho anche immaginato un’evoluzione programmatica. Così come le sonate dell’op. 2 sono molto schematiche, ossia tutte formate da cinque movimenti, quelle dell’op. 3 risultano più concise, per i motivi esposti in precedenza. Anch’esse seguono una regola: tre movimenti, quasi tutti con ritornello per le variazioni, per le sonate affidate al cembalo e due, senza ritornelli, per quelle organistiche. Lo schema formale che caratterizza invece queste nuove sonate vuole raccogliere tutte le proposte martiniane, seppur con una maggiore libertà, con un richiamo al numero cinque per la prima sonata e un ampliamento a tre movimenti dell’ultima per organo, quasi a consolidare una forma che tenderà ad affermarsi nella seconda metà del Settecento. Permane l’alternanza tra i due strumenti, ma questa maggior varietà formale mi auguro contribuisca a delineare un quadro se possibile più completo del modello di scrittura dell’autore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 2,3 Luglio 2018, a Cascina Giardino, Cremona (Italia)
Booklet 15 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Esule dalle sfere - Chi resiste al Dio bendato

Artisti
Accademia del Ricercare,
Pietro Busca, direttore
Massimo Altieri, tenore
Gianluigi Ghiringhelli, controtenore
Enrico Bava,
Mauro Borgioni, baritono
Lucia Cortese, Paola Valentina Molinari, soprani
Compositore
Alessandro Stradella (1644-1682)
Luogo
Cappella del Seminario di Vercelli (VC), Italia

Informazioni sull'album

Insieme a Caravaggio, Alessandro Stradella è una delle figure più affascinanti del Barocco italiano, non solo grazie a un talento smisurato, ma anche a una vita tormentata e perennemente in fuga, che contribuisce a renderlo molto simile ai protagonisti dei romanzi dei giorni nostri. Come il celebre pittore, Stradella morì ancora giovane, a soli 38 anni, ucciso da una pugnalata infertagli dai sicari di Giovan Battista Lomellini, un nobile genovese che volle in questo modo vendicare l’onore di sua sorella che – a suo modo di vedere – il compositore aveva sedotto impartendole lezioni di musica. Questo tragico epilogo pose bruscamente fine a una produzione molto vasta, che comprendeva già otto drammi e commedie per musica, sei oratori sacri – che molti considerano tra i massimi capolavori del compositore di Nepi – e una vasta messe di cantate di carattere sia spirituale sia profano. Uno degli aspetti più emblematici dello stile di Stradella è costituito dalla sua accesa e vibrante teatralità, che trova piena espressione non solo nelle opere concepite per la rappresentazione teatrale, ma anche nei lavori scritti per le esecuzioni in spazi privati come le cantate, che – anche nell’ambito spirituale – raggiungono spesso accenti molto tesi e brillanti, che esaltano con impressionante immediatezza gli affetti del testo. Opera della piena maturità di Stradella, Esule dalle sfere venne scritta nel 1680 per la festività della Commemorazione dei Defunti su un apprezzabile testo di Pompeo Figari, un sacerdote originario di Rapallo che diede mostra di possedere un buon talento letterario, una dote che nel 1690 gli permise di essere a Roma tra i fondatori dell’Accademia d’Arcadia e di entrare nella cerchia ristretta di papa Clemente XI. Ponendosi in un ambito prettamente didattico, questa cantata si apre con Lucifero (basso), che esprime tutta la sua rabbia per il fatto di essere stato relegato nella tenebrosa atmosfera dell’inferno e la sua volontà di inasprire quanto più possibile le pene alle anime del Purgatorio (coro) che – dopo un lungo e doloroso cammino di purificazione – sono destinate a raggiungere il Cielo. Disperate, le anime purganti invocano pietà, che alla fine viene loro concessa dall’Arcangelo Gabriele (soprano), che spalanca loro le porte del Paradiso, che invece sarà per sempre precluso a Lucifero e ai suoi accoliti, colpevoli di aver osato mettersi sullo stesso piano di Dio. Dopo una breve sezione in cui viene spiegata l’importanza della preghiera dei vivi per la salvezza eterna dei trapassati, l’oratorio si chiude su temi giubilanti, sottolineati dal verso «Dopo un breve pianto, eterno è il riso». Sotto il profilo musicale, Esule dalle sfere presenta una felice caratterizzazione del personaggio “negativo”, priva dei roboanti eccessi che si possono notare in parecchie opere dell’ultimo scorcio del XVII secolo e sostenuta da una scrittura brillante e spesso virtuosistica, e un’atmosfera drammatica molto tesa, che si allenta solo nel coro finale, con il giubilo delle anime ormai salve. Di carattere del tutto diverso è la cantata Chi resiste al dio bendato, anch’essa scritta nell’ultima fase della parabola creativa di Stradella e incentrata sull’immancabile tema amoroso, che in questo lavoro viene declinato su toni felici e luminosi. In questo caso non ci troviamo di fronte a una scena dal sapore teatrale, ma a un “ragionamento d’amore”, che trova piena espressione nell’aria conclusiva del soprano «Chi vive con amor vive beato», preceduta da una vivace tarantella. Questa cantata riveste una grande importanza anche sotto il profilo musicologico, in quanto la sua partitura autografa riporta chiaramente la divisione dell’ensemble strumentale tra concertino e concerto grosso, i componenti del genere che due decenni più tardi sarebbe stato portato a perfezione dall’op. 6 di Arcangelo Corelli. La carenza di azione del testo poetico si traduce in una scrittura distesa, melodiosa, espressiva e priva di passaggi eccessivamente virtuosistici, quasi che Stradella tema che una musica troppo mossa possa turbare la serenità di una bella favola d’amore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 27, 28, 29 Febbraio 2020, nella Cappella del Seminario di Vercelli (Italia)
Booklet 18 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Sonate a due flauti

Artisti
Ensamble A'L'Antica
Luigi Lupo,  flauto traversiere
Pietro Berlanda, flauto traversiere
Compositore
Georg Philipp Telemann (1681-1767)

Informazioni sull'album

Fino al 1999 si pensava che Telemann avesse scritto quattro raccolte di duetti per due flauti, tre delle quali pubblicate a Parigi: Sonates sans Basse (1727), XIIX Canons mélodieux (1738) e Second Livre de Duo (1752). Era rimasta manoscritta la quarta raccolta e l’unica copia è conservata a Berlino nella Staatsbibliothek (D-B, Mus. ms. 21787). Nel 1999 però sono stati ritrovati nella Biblioteca di Kiev tutti gli spartiti della Sing Akademie di Berlino trafugati durante la II Guerra Mondiale e così sono venuti alla luce altri nove duetti che hanno oggi il numero di catalogo TWV 40: 141-149. Il manoscritto, opera di un copista berlinese non identificato, ha la segnatura SA 3903 (ZD 1742 g) ed è formato da due parti separate, ognuna di 22 folii. Sono duetti di buona qualità anche se un po’ eterogenei e infatti il musicologo Steve Zohn ha avanzato dubbi sull’autenticità degli ultimi tre. In realtà i dubbi riguardano anche alcuni degli altri ed è abbastanza evidente che non furono composti nello stesso periodo e con l’idea di formare una raccolta omogenea. Telemann era molto sistematico nelle sue pubblicazioni a partire dalla scelta delle tonalità che qui sono invece distribuite in modo casuale e ripetuto: 3 Duetti in sol maggiore, 2 in mi minore e si minore, uno in re maggiore e in la minore. È possibile che si tratti di materiale preparato mentre scriveva le varie raccolte e rimasto poi inedito ma è probabile che il copista abbia inserito altri brani coevi per rimpolpare il manoscritto che gli era stato commissionato. All’epoca vi era infatti un fiorente mercato che ruotava attorno agli editori e indirizzato soprattutto ai dilettanti che desideravano brani per uso domestico e a fine didattico. E in effetti la principale valenza di gran parte della musica di Telemann è proprio quella formativa indicata a volte negli stessi titoli: Sonate Metodiche ed Essercizii Musici. Per quanto riguarda una possibile datazione dei duetti credo si debba fare una distinzione fra la data di composizione dei brani e quella di realizzazione della copia. Nel Répertoire International des Sources Musicales (RISM) è indicato molto genericamente la seconda metà del XVIII secolo. Il fatto che il manoscritto facesse parte della collezione personale di Sara Levy (1761-1854), allieva prediletta di Wilhelm Friedemann Bach e il cui padre Daniel Itzig era un banchiere ebreo inserito nella corte di Federico il Grande, non aiuta visto che collezionò spartiti di autori di tutto il Settecento, in primis J.S. Bach, e poi li lasciò tutti alla Sing Akademie. Probabilmente lo spartito fu copiato dopo la metà del Settecento ma, come detto, è quasi certo che i brani siano stati composti prima e in epoche diverse. Sulla base dell’analisi stilistica dei pezzi Steve Zohn ipotizza un intervallo temporale fra il 1730 e il 1740 ma la varietà delle forme presenti nella raccolta permette di poter arrivare fino alla metà del secolo. All’interno della raccolta salta immediatamente all’occhio una curiosità: la Sonata n. 5 in sol maggiore si chiude con un Allegro in 3/8 in re maggiore e la cosa sarebbe un unicum nel panorama dell’epoca. Si può dunque ipotizzare che la sonata sia incompleta (ma ha già cinque movimenti) oppure che l’Allegro sia una specie di Trio del Menuet in 3/8 precedente che quindi andrebbe eseguito di nuovo per finire il tutto alla tonica. Infine sottolineo la scelta felice degli interpreti di utilizzare entrambi dei flauti copia di uno strumento originale di Joannes Hyacynthus Rottenburgh (1672-1765) le cui caratteristiche sonore di pienezza nel registro grave, buona agilità e ricchezza timbrica si adattano perfettamente alla varietà di atmosfere presenti in generale nelle musiche di Telemann.

Altre notizie su questo CD
Registrato in Palazzo Venturi, Avio (Trento) Italia, dal 23 al 25 Agosto 2011
Booklet di 11 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico. 

Organ Works

Artista
Paolo Bottini, organo
Compositore
Amilcare Ponchielli (1834-1886)

Informazioni sull'album

Nel marzo del 1855 Amilcare Ponchielli (Paderno Fasolaro, 31 agosto 1834 – Milano, 16 gennaio 1886), appena uscito diplomato dal Regio Conservatorio di Milano, ricevette a Cremona (forse anche per l'appoggio di Ruggero Manna – maestro di cappella del Duomo, che già l'anno precedente aveva scelto il giovane Ponchielli come suo sostituto alla direzione dei complessi vocali e strumentali del teatro cittadino – nonché del suo compaesano don Cesare Paloschi, organista del Duomo di Cremona dal 1824 al 1849) la nomina a organista titolare della chiesa parrocchiale di S. Imerio, incarico che mantenne fino al 1860 a fronte dello stipendio di 100 lire austriache l'anno. Qui il promettente musicista aveva a disposizione l'organo edificato poco tempo prima da Angelo Bossi di Bergamo: benché di modeste dimensioni, fu costruito secondo i canoni estetici dell'epoca, secondo cui gli organi dovevano poter imitare il suono degli strumenti musicali dell'orchestra e della banda (quali flauto traverso, tromba, ottavino, fagotto, viola, violoncello, tanto per citare quelli presenti nell'organo di S. Imerio). È dunque proprio a questo quinquennio che si possono far risalire buona parte delle composizioni presenti in questa nuova produzione discografica, la quale si basa sull'edizione critica curata nel 1999 da Marco Ruggeri per i tipi della cremonese editrice Turris. L'ascoltatore potrà notare lo stile schiettamente operistico di queste pagine, quasi esercizi di composizione di scene d'opera in miniatura: all'epoca la musica operistica più acclamata veniva trascritta e adattata agli organi al fine di venir suonata – senza troppo scandalo – durante il culto divino, e pure il repertorio originale per organo respirava a pieni polmoni presso lo stile musicale allora imperante. Tra tutti i pezzi – realizzati con mano sicura e originale, oltre che con quasi calcolata varietà di forme – spicca sicuramente, per ampiezza ed articolazione, la «Sinfonia metà per organo e metà per pianoforte», curioso titolo che non fa altro che spiegare la comune prassi dell'epoca di realizzare partiture per organo senza parte di pedale talmente elaborata da impedirne l'efficace esecuzione anche tra le mura domestiche. Il completamento dei due pezzi incompiuti (Versetto n. 2 in primo tono e Andantino in sol, rispettivamente tracce 14 e 20 del presente c.d.) è stato realizzato da Paolo Bottini appositamente per questa produzione. L'organo utilizzato per questa incisione venne edificato per la chiesa arcipretale di S. Dalmazio vescovo in Paderno Fasolaro (provincia di Cremona) dal «fabbricatore d'organi» Pacifico Inzoli di Crema, inaugurato il 25 settembre del 1873 da Amilcare Ponchielli stesso, assieme al celebre organista cremasco Vincenzo Petrali, e nuovamente, nonché egregiamente, restaurato nel 2019 dagli eredi della medesima ditta i Fratelli Bonizzi di Ombriano di Crema.

Altre notizie su questo CD
Registrato maggio-giugno 2019, Chiesa di San Dalmazio Vescovo, Paderno Ponchielli (CR), (Italia)
Booklet 11 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

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