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Nuove Uscite

Esule dalle sfere - Chi resiste al Dio bendato

Artisti
Accademia del Ricercare,
Pietro Busca, direttore
Massimo Altieri, tenore
Gianluigi Ghiringhelli, controtenore
Enrico Bava,
Mauro Borgioni, baritono
Lucia Cortese, Paola Valentina Molinari, soprani
Compositore
Alessandro Stradella (1644-1682)
Luogo
Cappella del Seminario di Vercelli (VC), Italia

Informazioni sull'album

Insieme a Caravaggio, Alessandro Stradella è una delle figure più affascinanti del Barocco italiano, non solo grazie a un talento smisurato, ma anche a una vita tormentata e perennemente in fuga, che contribuisce a renderlo molto simile ai protagonisti dei romanzi dei giorni nostri. Come il celebre pittore, Stradella morì ancora giovane, a soli 38 anni, ucciso da una pugnalata infertagli dai sicari di Giovan Battista Lomellini, un nobile genovese che volle in questo modo vendicare l’onore di sua sorella che – a suo modo di vedere – il compositore aveva sedotto impartendole lezioni di musica. Questo tragico epilogo pose bruscamente fine a una produzione molto vasta, che comprendeva già otto drammi e commedie per musica, sei oratori sacri – che molti considerano tra i massimi capolavori del compositore di Nepi – e una vasta messe di cantate di carattere sia spirituale sia profano. Uno degli aspetti più emblematici dello stile di Stradella è costituito dalla sua accesa e vibrante teatralità, che trova piena espressione non solo nelle opere concepite per la rappresentazione teatrale, ma anche nei lavori scritti per le esecuzioni in spazi privati come le cantate, che – anche nell’ambito spirituale – raggiungono spesso accenti molto tesi e brillanti, che esaltano con impressionante immediatezza gli affetti del testo. Opera della piena maturità di Stradella, Esule dalle sfere venne scritta nel 1680 per la festività della Commemorazione dei Defunti su un apprezzabile testo di Pompeo Figari, un sacerdote originario di Rapallo che diede mostra di possedere un buon talento letterario, una dote che nel 1690 gli permise di essere a Roma tra i fondatori dell’Accademia d’Arcadia e di entrare nella cerchia ristretta di papa Clemente XI. Ponendosi in un ambito prettamente didattico, questa cantata si apre con Lucifero (basso), che esprime tutta la sua rabbia per il fatto di essere stato relegato nella tenebrosa atmosfera dell’inferno e la sua volontà di inasprire quanto più possibile le pene alle anime del Purgatorio (coro) che – dopo un lungo e doloroso cammino di purificazione – sono destinate a raggiungere il Cielo. Disperate, le anime purganti invocano pietà, che alla fine viene loro concessa dall’Arcangelo Gabriele (soprano), che spalanca loro le porte del Paradiso, che invece sarà per sempre precluso a Lucifero e ai suoi accoliti, colpevoli di aver osato mettersi sullo stesso piano di Dio. Dopo una breve sezione in cui viene spiegata l’importanza della preghiera dei vivi per la salvezza eterna dei trapassati, l’oratorio si chiude su temi giubilanti, sottolineati dal verso «Dopo un breve pianto, eterno è il riso». Sotto il profilo musicale, Esule dalle sfere presenta una felice caratterizzazione del personaggio “negativo”, priva dei roboanti eccessi che si possono notare in parecchie opere dell’ultimo scorcio del XVII secolo e sostenuta da una scrittura brillante e spesso virtuosistica, e un’atmosfera drammatica molto tesa, che si allenta solo nel coro finale, con il giubilo delle anime ormai salve. Di carattere del tutto diverso è la cantata Chi resiste al dio bendato, anch’essa scritta nell’ultima fase della parabola creativa di Stradella e incentrata sull’immancabile tema amoroso, che in questo lavoro viene declinato su toni felici e luminosi. In questo caso non ci troviamo di fronte a una scena dal sapore teatrale, ma a un “ragionamento d’amore”, che trova piena espressione nell’aria conclusiva del soprano «Chi vive con amor vive beato», preceduta da una vivace tarantella. Questa cantata riveste una grande importanza anche sotto il profilo musicologico, in quanto la sua partitura autografa riporta chiaramente la divisione dell’ensemble strumentale tra concertino e concerto grosso, i componenti del genere che due decenni più tardi sarebbe stato portato a perfezione dall’op. 6 di Arcangelo Corelli. La carenza di azione del testo poetico si traduce in una scrittura distesa, melodiosa, espressiva e priva di passaggi eccessivamente virtuosistici, quasi che Stradella tema che una musica troppo mossa possa turbare la serenità di una bella favola d’amore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 27, 28, 29 Febbraio 2020, nella Cappella del Seminario di Vercelli (Italia)
Booklet 18 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Quartetto Kv 370 - Sonata Kv 311 - Terzetti dai Divertimenti Kv 439/b

Artisti
Ensemble à L'Antica
Luigi Lupo, flauto traversiere
Rossella Croce, violino
Luigi Azzolini, viola
Rebecca Ferri, violoncello
Compositore
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791


Informazioni sull'album

Tra la fine del Sette e l’inizio dell’Ottocento, infinite opere da camera, per orchestra e persino melodrammi furono trascritte per formazioni da camera. Questa prassi assai diffusa permetteva ai più svariati insiemi strumentali di eseguire le composizioni di successo del momento. Abbiamo esempi di ouverture d’opera trascritte per chitarra sola; di arie d’opera trascritte per strumento solista con, a seguire, “variazioni sul tema”. Le combinazioni strumentali utilizzate per le trascrizioni erano numerose e varie. L’aspetto importante di questo fenomeno ottocentesco è quello di aver aperto due vie: la prima è quella della diffusione della cultura musicale; la seconda di aver favorito e incrementato il bacino di appassionati dilettanti che si cimentavano direttamente nello studio degli strumenti musicali. E’ evidente che queste due strade, alla fine andavano in un’unica direzione, quella della fruizione casalinga della musica. Un ultimo punto di vista da non sottovalutare è quello economico: il salotto musicale europeo dell’Ottocento rappresentò una vera e propria opportunità finanziaria, sia per editori sia per musicisti. Anche la musica di Mozart si è ben prestata a questa prassi ed è stata rivisitata e trascritta per i più svariati ensemble strumentali. Il programma proposto in questo concerto ne è un vivo esempio. Le trascrizioni, in alcuni casi, erano a cura di valenti e riconosciuti musicisti dell’epoca, oppure di anonimi trascrittori al soldo di case editrici. Di anonimo, infatti, la trascrizione dei tre Terzetti estratti dai cinque divertimenti K 439b, che rappresentano l’esemplificazione delle formazioni amatoriali proposte dalla casa editrice viennese Artaria nel 1804. Per i due quartetti ci siamo affidati alla mano di Antoine Hugot (1761-1803) per il K 370 e Franz Anton Hoffmeister (1754-1812) per il k 311. Antoine Hugot, flautista e compositore, fu tra i primi insegnanti di flauto dalla fondazione del conservatorio di Parigi. Autore di un famoso metodo scritto a quattro mani con il collega J.G. Wunderlich (1756-1819) e pubblicato postumo nel 1804. Franz Anton Hoffmeister fondò lui stesso una casa editrice a Vienna nel 1784 e pubblicò composizioni dello stesso Mozart, di Haydn e Beethoven. Hoffmeister fu musicista e compositore prolifico. Le trascrizioni per flauto delle opere di Mozart furono forse in parte ispirate dalla sua amicizia e collaborazione con il flautista F. Thurner. Luigi Lupo

Music for the Royal Fireworks

Artisti
Pietro Tagliaferri, sassofono soprano
Stefano Pellini, organo
Compositore
Georg Friedrich Händel (1685-1759)

Informazioni sull'album

Non è mai facile eseguire le opere più famose della letteratura classica con strumenti diversi da quelli per cui sono stati concepiti in origine, soprattutto se si tratta dei brani più famosi di compositori del calibro di Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel. Bisogna però distinguere dalla esecuzioni storicamente informate – che mirano a fare ascoltare al pubblico lavori scritti secoli fa secondo il preciso dettato dell’autore e con le sfumature sonore ricreate dagli strumenti originali – a rivisitazioni più libere che, oltre a non dissacrare per nulla opere che continuano a manifestare una perenne giovinezza, ne mettono in evidenza tutta l’attualità e la grandezza. Questo fatto era parso chiaro già nel 2016, quando la Elegia Classics pubblicò un disco nel quale il sassofonista Pietro Tagliaferri e l’organista Stefano Pellini eseguivano una serie di brillanti trascrizioni di celebri opere di Johann Sebastian Bach (ELEORG038), che venne accolto con grande favore dalla stampa specializzata, che non mancò di sottolineare la spiccata musicalità dei due interpreti. Oggi Tagliaferri e Pellini – che formano l’ensemble Riverberi – proseguono il loro cammino barocco, con un nuovo disco dedicato a Händel, nel quale eseguono alcune delle opere più amate del grande compositore di Halle, tra cui la seconda suite di Water Music, la Musica per i Reali Fuochi d’Artificio e la celebre aria “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo. Un ascolto molto avvincente, davvero da non perdere!

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